Gay & Bisex
Il collega romagnolo
08.01.2026 |
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"Una volta umide, le accarezzava con il pollice mentre la bocca tornava a ingoiare il glande fino a farlo collimare col palato..."
Seduto al bancone del bar dell’hotel, Matteo rimase qualche istante a osservare Tommaso, il nuovo collega, seduto vicino a lui. Il locale traboccava di conversazioni, luci soffuse e tintinnio di bicchieri, ma per lui il tempo sembrava essersi fermato: l’uomo oggetto del desiderio in quel momento stava ridendo di gusto, illuminando il suo bel viso tondo dalla barba brizzolata che incorniciava due labbra piene e denti bianchissimi. Aveva più o meno quarantacinque anni, alto circa 1,75, spalle larghe e un fisico atletico, con solo un lieve accenno di pancetta, che Matteo trovava magnetico. La calvizie totale conferiva ancora più virilità all’uomo e rifletteva la luce calda del locale, accentuando la fronte ampia e lo sguardo cordiale, in cui brillava un’allegra sicurezza. Tommaso era un romagnolo purosangue, vitale, schietto, solare, amante dei motori, della buona tavola e dei piaceri della vita. Il solo guardarlo metteva di buon’umore. E non solo…Da quando il gruppo di lavoro si era riunito in quel viaggio di formazione, Matteo non riusciva a staccare gli occhi da lui. La voce profonda, l’atteggiamento, il profumo leggermente legnoso che lasciava al suo passaggio: ogni dettaglio si depositava dentro di lui e ritornava, inesorabile, ogni volta che il collega si muoveva. Trascorsero così due sere, il tempo di cene di lavoro e presentazioni, finché il terzo giorno l’organizzazione propose per la serata un percorso di degustazione vini. Tommaso, da buon intenditore, apprezzò con entusiasmo ogni bicchiere, commentando bouquet e retrogusti, e poco alla volta l’ebrezza alcolica si insinuò piacevolmente in lui e in tutti i partecipanti. Matteo si era tenuto sempre vicino a Tommaso, e tra i due era nata una simpatia reciproca, fatta di battute e aneddoti. Quando al termine il gruppo si sciolse, Tommaso, freni inibitori in libertà, commentò tra il dispiaciuto e l’ironico: “Torno solo soletto nella mia stanza, peccato concludere così la serata, ci sarebbe stata bene una bella scopata, o almeno un pompino fatto bene! Mi farò una bella sega pensando alla Ramona e poi a nanna!”. Matteo sorrise divertito e complice il tasso alcolico gli rispose: “Non sarò al livello della Ramona, ma quanto a pompini mi difendo bene! Provare per credere!”.
Tommaso rise di gusto. “Socc’mel, mi hai messo curiosità! Con la voglia che ho in corpo quasi quasi ti faccio salire nella mia camera per metterti alla prova. Dopotutto, un pompino è un pompino. Come si fa a dire di no? Chiuderò gli occhi e penserò alla Ramona!”. E giù un’altra risata.
Scambiandosi battute e confidenze, salirono al quarto piano, dove i corridoi dell’hotel si snodavano silenziosi tra distese di moquette blu e lampade a luce calda. Tommaso aprì la porta della sua camera con un click morbido, fece un passo
indietro e lasciò passare l’altro. L’atmosfera del corridoio si trasformò immediatamente: la luce fioca del comodino disegnò sul letto disfatto un rettangolo dorato, mentre la penombra del resto della stanza era un invito e una promessa. Tommaso sedette sul bordo del letto senza esitare, le ginocchia larghe, il respiro lento, in attesa. I suoi occhi, lucidi per l’alcool e qualcos’altro, seguirono Matteo che si inginocchiò con un movimento fluido, quasi reverenziale. Non ci fu bisogno di alcuna parola: l’intesa era un filo teso tra i loro corpi, una vibrazione autentica. Matteo posò le mani sulle ginocchia robuste del compagno di giochi, fece scorrere le dita sul tessuto dei pantaloni blu, poi salì alla cintura di cuoio scuro. Il cuore di entrambi pulsava forte e, nel silenzio, pareva quasi di sentire il battito dei loro cuori.
Con movimenti lenti, Matteo estrasse la fibbia, lasciò scivolare la cintura, abbassò la zip. Le sue dita sfiorarono l’interno dei pantaloni, percependo il calore corporeo che emanava da sotto il tessuto: sentì l’inguine dell’altro contrarsi appena, un sussulto di eccitazione. Abbassò il bordo degli slip di cotone e finalmente il cazzo di Tommaso si liberò, carnoso e già barzotto, striato da una fitta rete di vene bluastre in rilievo. Il pube era poco folto, rasato di recente, i testicoli, pesanti e rugosi, pendevano tra le cosce moderatamente pelose.
Matteo si chinò in avanti e affondò il viso sull’asta: un inebriante profumo di sesso gli riempì le narici. L’altro emise un sospiro profondo, le gambe divaricate per lasciargli spazio. Matteo accarezzò prima tutta la lunghezza del pene, apprezzandone la maschia consistenza, poi afferrò la base col palmo e fece strisciare le labbra sul glande lucido e rosato. Aprendo la bocca, Matteo prese dentro il prepuzio e chiuse con forza le labbra: avvertì la morbidezza del frenulo, il primo tuffo in gola, si sentì compresso e appagato assieme.
La voce dal letto era un sussurro rotto: «Ma sei proprio sicuro… cazzo…», ma non era un invito a fermarsi, anzi… Con la lingua formò cerchietti sul glande, poi si spinse dritto sull’asta. Una mano dell’uomo si posò sulle sue tempie; l’altra strinse il lenzuolo. Matteo cominciò a pompare con un ritmo lento e affondi profondi e continui, con la lingua che rimaneva a contatto del pene, ora morbida ora più tesa ora guizzante. Il cazzo era durissimo, maestoso, svettante. A ogni aspirazione, l’uomo si tendeva: le sue dita si agganciarono ai capelli di Matteo accompagnandone il movimento in modo gentile ma deciso, manifestando il piacere per il trattamento che stava ricevendo. Ogni tanto Matteo riprendeva fiato tenendo il cazzo sollevato per leccare la parte inferiore dell’asta, poi scendeva sulle palle, stringendole con le labbra, umidificandole, solleticando il rivestimento sottile di peli. Una volta umide, le accarezzava con il pollice mentre la bocca tornava a ingoiare il glande fino a farlo collimare col palato. «Se continui così…», sussurrò il collega, il torace che si sollevava in scatti irregolari, «mi farai venire presto…». Allora le mani di Matteo intensificarono la pressione alla base, la bocca si strinse più forte, pronta a raccogliere il seme dell’uomo. Sospiri e gemiti sempre più intensi scossero l’uomo, la schiena e le cosce si inarcarono allo spasimo mentre Matteo continuava il suo inesorabile su e giù, finché Tommaso finalmente, con un grugnito animalesco, esplose tutto il suo seme con una serie di schizzi caldi e poderosi nella bocca del collega. Senza staccarsi, Matteo si gustò e inghiottì tutto, assicurandosi che non una goccia andasse persa. Accogliere lo sperma di quell’uomo gli regalava una sensazione unica di complicità, di legame profondo.
Avvertiva il cazzo di Tommaso pulsare ancora, rilasciando le ultime gocce di sperma. Quando poi si ritrasse, sorrise compiaciuto. “Mica male, eh?!”. Tommaso, ripresosi dall’orgasmo, lo guardò con occhi ridenti e rispose: “Però! Quasi quasi sei meglio della Ramona! Ti dovrò mettere ancora alla prova per capire!”.
Una sonora risata risuonò nella stanza. “Tutte le volte che vorrai! Ma adesso andiamo a letto, che domani si ricomincia!”, disse divertito Matteo. “Socc’mel, non vedo l’ora!”, rispose Tommaso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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